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Shaone

La figura artistica di Shaone è inevitabilmente legata al gruppo hip hop napoletano La Famiglia, di cui è fondatore alla fine degli anni ’80 insieme a dj Simi e Polo. Shaone si interessa all’hip-hop nei primi anni di vita del movimento, nel 1980, e comincia col writare (graffiti artistici) per Napoli. In seguito si dedica alla breakdance, e poi al rap. Nel 1988 conosce Polo e i due collaborano nel campo del writing. Successivamente si unirà dj Simi con il quale fondano il gruppo La Famiglia. La Famiglia è di sicuro uno dei primi gruppi hip hop del panorama nazionale, i cui membri hanno influenzato ed operato in prima linea da sempre nello sviluppo della scena italiana. Il loro primo album 41° parallelo, più varie partecipazioni su dischi altrui :Mazz’e’panell con Chief & soci, Uno, roje, tre, e quatt con dj Enzo, e Solo fumo con Neffa, rappresentano dei veri e propri classici del rap italiano. La Famiglia ha avuto modo di promuovere la propria musica, esibendosi sui principali palchi italiani e stranieri, con più di mille concerti in 12 anni di storia. La dimensione live è quella che è riuscita veramente ad esprimere il loro talento che molto spesso, supera le emozioni procurate dalle registrazioni di studio. Il gruppo ha partecipato a diversi festival tra cui il P.I.M. (Premio Italiano della Musica) sfidando in finale nella categoria miglior videoclip Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue, Pelù, con il brano Prrr… in cui deridevano con la classica pernacchia napoletana coloro che fingevano di non capire il loro dialetto. Si è esibita al Premio Tenco, al Premio Ciampi, ed ha rappresentato l’Italia in diversi happening Hip Hop di portata mondiale (Urban Skillz, Zurigo) e aperto tour italiani di artisti stranieri tra cui WuTang Clan, De La Soul, EPMD, Das Efx, Mc Lyte, Beatnuts, e Tony Touch.

I tre componenti del gruppo, Shaone (Paolo Romano), Polo (Alberto Cretara), dj Simi (Simone Gravagnuolo) provengono dalla “vecchia scuola”, e da b-boy completi quali sono, non solo vengono apprezzati per le proprie liriche, ma sono anche stimati come writers e breakdancers. Il loro modo di rappare in napoletano ha influenzato l’intera “new school” partenopea, ed ha stimolato altri gruppi ad esprimersi usando il dialetto della propria regione. Il gruppo ha firmato alcune musiche per la colonna sonora del lungometraggio per il cinema dal titolo Capo Nord, che vede tra le altre cose Polo tra gli attori protagonisti. Tra le preziose esperienze artistiche di Shaone spicca la collaborazione artistica con il maestro Roberto De Simone che prosegue tuttora in diversi lavori teatrali. Proseguendo sulla scia della ricerca nel passato della propria terra e della propria cultura, così come già con La Famiglia, Shaone coglie gli stimoli e le melodie per costruire un suono nuovo: sposa musica napoletana antica fino ad arrivare all’elettronica contemporanea. In passato ha duettato con Enzo Gragnaniello nel brano/videoclip Odissea e con Brunella Selo (a Sanremo con Nino d’Angelo nel brano Senza giacca e cravatta).

Nel 2004 esce il secondo album de La Famiglia, Pacco (Zer081, 2004). Nel 2008 il debutto solista di Shaone con l’album Anticamera, dal 2012 gli impegni come produttore per Patto MC e Francesco Paura (Sangue e inchiostro, dall’album Slowfood, insieme a Speaker Cenzou). Il nuovo album da solista, Over, uscirà a novembre 2017 per l’etichetta MrFew.

 

Strummolo

Il video di Strummolo racconta il vissuto di due personaggi agli antipodi, inseriti in un contesto di totale estraniamento.

Tra architetture urbane dacadenti, boschi e rocce, i due, un uomo d’affari e un barbone, non interagiscono mai tra loro e pur non incontrandosi mai, sono portatori di  un disagio che affiora visibile in superficie, nei movimenti, negli atteggiamenti del corpo, che non da voce ai pensieri, eppure fa i conti con la coscienza. Le domande esistenziali, da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, qual è il senso della vita, si sposano perfettamente con la psicologia dei protagonisti, calzano a pennello come un abito attillato ed elegante e diventano materia viva, tangibile, in un vestito sporco e stracciato. E in questo dualismo, nelle presunte distanze tipologiche, nel contrasto bianco nero, pulito sporco, ricco povero, nelle diverse facce della stessa medaglia, le differenze diventano marginali, si annullano, passano in secondo piano e tutto assume senso al di la delle formali apparenze.

Lo strummolo, la trottola in movimento legata ad un filo come l’andata e il ritorno di uno yoyo, diventa, non solo la metafora rappresentativa di questo racconto, ma di tutte le altre storie esistenti, il percorso obbligato che fa ogni individuo sceso in terra per portare a compimento il proprio destino nell’attesa che arrivi il momento dello strappo, l’ascesa al cielo attaccato ad un filo di luce.

Tra chi racconta delle proprie esperienze vissute e chi si tormenta per i fallimenti lavorativi, fa la comparsa nella storia un terzo personaggio, un astronauta, una figura fuori contesto, un intruso che appare come chi fa un tuffo nella realtà da un diverso piano multidimensionale. Questo astronauta, con la sua tuta spaziale bianca scintillante, apparso come un angelo decaduto che non fa miracoli, si mostra come un’entità smarrita, l’emblema di una umanità sconfitta, come chi, cercando oltre i propri limiti, non trova risposte su l’immenso universo, ma smarrisce se stesso. E allora, nel totale scoramento, in mancanza di un miracoloso aiuto che possa dare una risposta, l’uomo si trova davanti ad una scelta, spiccare il volo verso l’alto con due diverse opzioni: legare il pensiero e l’anima su un paio d’ali, o stringersi un cappio al collo…

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